Quando il “meteo” era fatto dalla Chiesa Cattolica, di Antonio Gaspari
Il contributo degli scienziati cattolici alla scienza meteorologica
ROMA, martedì, 22 aprile 2008 (ZENIT.org).- La Chiesa cattolica, attraverso un contributo unico ed originale dei suoi fedeli, ha contribuito in maniera significativa alla scienza meteorologica.
E non si tratta solo dei contributi forniti in termini concettuali nell’epoca paleocristiana fino al Medioevo.
In realtà i contributi più significativi emergono proprio tra il Seicento e il Novecento, quando con la progettazione, la costruzione e messa in opera degli strumenti e della prima rete di rilevazione meteorologica italiana, i padri gesuiti, barnabiti, benedettini, scolopi, domenicani, francescani, cappuccini, minimi, hanno scritto la storia della meteorologia moderna.
A raccontare queste vicende poco conosciute è un libro appena arrivato il libreria “Fede e Scienza, un incontro proficuo. Origini e sviluppo della meteorologia fino agli inizi del ‘900”, scritto da Luigi Iafrate e pubblicato dall’Ateneo Pontificio “Regina Apostolorum” nell’ambito del progetto STOQ (Science, Theology and Ontological Quest).
Il professor Iafrate, docente al Master in Scienze Ambientali della Università Europea di Roma (UER) è uno specialista in storia della meteorologia. Ha svolto attività di ricerca al CNR (Centro Nazionale delle Ricerche) e all’UCEA (Ufficio Centrale Ecologia Agraria). Sullo stesso tema ha già pubblicato “Dalla meteorologia antica alle origini italiane delle meteorologia moderna” ed è coautore del libro “Il mistero del tempo e del clima”.
In questo volume, l’autore racconta la ricerca di verità nell’atmosfera fin dai greci. Dalla scuola Ionica, alla biometeorologia di Ippocrate. Da Aristotele fino al primo politecnico della storia in Alessandria. Da Seneca agli evangelisti Luca e Matteo.
La parte più originale del libro di Iafrate è quella che parte dalla rivoluzione scientifica operata nel Rinascimento italiano da Leonardo da Vinci e Leon Battista Alberti. E’ in questo periodo, infatti, che c’è un grande impulso allo studio delle scienze meteorologiche da parte di San Tommaso Moro, del monaco Tommaso Campanella e di Francesco Bacone.
Per misurare la direzione e la velocità del vento fu un domenicano di Perugia, Egnazio Danti a costruire il primo anemoscopio moderno.
Sulla scia degli studi di Galileo Galilei il faentino Evangelista Torricelli, allievo del monaco Benedetto Castelli, inventa nel 1643 uno strumento per provare a prevedere i cambiamenti di tempo: il barometro.
Lo stesso Benedetto Castelli introduce l’uso del pluviometro per misurare le precipitazioni, in Occidente.
Nel 1654, Ferdinando II de’ Medici insieme ai religiosi del clero dà vita al primo servizio meteorologico del mondo. Vennero costruiti una serie di “piccoli termometri fiorentini” che il Cappellano di corte, il gesuita Luigi Antinori, distribuì ad osservatori italiani e stranieri, scelti in seno al clero e tra le personalità scientifiche di maggior spicco.
Procedendo nella storia lo studio dell’elettricità nell’aria venne svolto dal cattolico Alessandro Volta e dallo scolopio Giambattista Beccaria.
Gli scienziati cattolici, molti dei quali appartenenti al clero, apportarono contributi concettuali e contribuirono fortemente alla progettazione e costruzione degli strumenti per misurare l’atmosfera ed i suoi movimenti.
Così l’abate Felice Fontana costruì un barometro più affidabile. Il canonico Angelo Bellani costruì un avanzato termometro, il pluviometro lo fece il padre barnabita Francesco Denza e il padre gesuita Angelo Secchi realizzò un meteorografo.
La costruzione e realizzazione della prima stazione automatica del mondo “il meteorografo” fu oggetto di premiazione ed ammirazione generale all’Esposizione di Parigi del 1867.
Fu proprio grazie ai padri Denza e Secchi che nacque in Italia il primo nucleo dei servizi meteorologici di Stato. E furono le abbazie di Vallombrosa, il Monastero di Camaldoli, le Abbazie di Montecassino e Montevergine a costituire le più importanti stazioni di misurazione meteorologica.
Furono, invece, i padri gesuiti che misero in piedi agli inizi del ‘900 una rete osservativa per la sicurezza di chi navigava per i mari dell’Estremo Oriente e per lo studio dei tifoni.
Il libro di Iafrate riporta anche lo stralcio di fratel Francesco Marchetti in cui è riportata la benedizione speciale impartita dal Pontefice Pio IX a padre Angelo Secchi.
Nell’introduzione al libro, Fabio Malaspina, un fisico specializzato in meteorologia, già delegato presso l’Organizzazione Mondiale della Meteorologia, afferma l’importanza di questo testo per “una cultura che metta di nuovo l’uomo al centro dell’indagine scientifica”.
Malaspina sostiene che “la scienza e la fede hanno il medesimo nemico: l’indifferenza a tutto ciò che accade intorno a noi ed in particolare al mistero che ci avvolge e penetra”.
Secondo l’esperto meteorologo, “il non porsi domande contribuisce ad una scienza che non affascina più i giovani”.
La “scienza televisiva” sottolinea Malaspina “non si pone più domande intelligenti ma sa solo offrire risposte verosimili” cancellando il “senso” che sta dietro ad ogni cosa.
FONTE: http://www.zenit.org/article-14150?l=italian