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Omayr José de Moraes Júnior

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março 30th, 2008

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Covardia

Sobre o filme o filme “Fitna”, de Gert Wilders*

«O conteúdo do filme parece idealizado para ofender a sensibilidade religiosa de muçulmanos na Holanda, na Europa e no mundo» (Hans Gert Poettering, presidente do parlamento europeu)

É verdade. Mas detestável mesmo é que o maldito, ridículo e abomínável “parlamento” “europeu” jamais protestou contra as verdadeiras blasfêmias midiáticas contra a imaculada e adorável Pessoa do Unigênito Filho de Deus Nosso Senhor JESUS CRISTO.

* fascistóide sem-vergonha que pretende “salvar” a “europa” à margem da civilização cristã.

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Omayr José de Moraes Júnior

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março 24th, 2008

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Carta de Magdi Cristiano Allam

Caro Direttore, ciò che ti sto per riferire concerne una mia scelta di fede religiosa e di vita personale che non vuole in alcun modo coinvolgere il Corriere della Sera di cui mi onoro di far parte dal 2003 con la qualifica di vice-direttore ad personam. Ti scrivo pertanto da protagonista della vicenda come privato cittadino. Ieri sera mi sono convertito alla religione cristiana cattolica, rinunciando alla mia precedente fede islamica. Ha così finalmente visto la luce, per grazia divina, il frutto sano e maturo di una lunga gestazione vissuta nella sofferenza e nella gioia, tra la profonda e intima riflessione e la consapevole e manifesta esternazione. Sono particolarmente grato a Sua Santità il Papa Benedetto XVI che mi ha impartito i sacramenti dell’iniziazione cristiana, Battesimo, Cresima ed Eucarestia, nella Basilica di San Pietro nel corso della solenne celebrazione della Veglia Pasquale. E ho assunto il nome cristiano più semplice ed esplicito: «Cristiano».

Da ieri dunque mi chiamo «Magdi Cristiano Allam». Per me è il giorno più bello della vita. Acquisire il dono della fede cristiana nella ricorrenza della Risurrezione di Cristo per mano del Santo Padre è, per un credente, un privilegio ineguagliabile e un bene inestimabile. A quasi 56 anni, nel mio piccolo, è un fatto storico, eccezionale e indimenticabile, che segna una svolta radicale e definitiva rispetto al passato. Il miracolo della Risurrezione di Cristo si è riverberato sulla mia anima liberandola dalle tenebre di una predicazione dove l’odio e l’intolleranza nei confronti del «diverso», condannato acriticamente quale «nemico», primeggiano sull’amore e il rispetto del «prossimo » che è sempre e comunque «persona»; così come la mia mente si è affrancata dall’oscurantismo di un’ideologia che legittima la menzogna e la dissimulazione, la morte violenta che induce all’omicidio e al suicidio, la cieca sottomissione e la tirannia, permettendomi di aderire all’autentica religione della Verità, della Vita e della Libertà. Nella mia prima Pasqua da cristiano io non ho scoperto solo Gesù, ho scoperto per la prima volta il vero e unico Dio, che è il Dio della Fede e Ragione.

Il punto d’approdo
La mia conversione al cattolicesimo è il punto d’approdo di una graduale e profonda meditazione interiore a cui non avrei potuto sottrarmi, visto che da cinque anni sono costretto a una vita blindata, con la vigilanza fissa a casa e la scorta dei carabinieri a ogni mio spostamento, a causa delle minacce e delle condanne a morte inflittemi dagli estremisti e dai terroristi islamici, sia quelli residenti in Italia sia quelli attivi all’estero. Ho dovuto interrogarmi sull’atteggiamento di coloro che hanno pubblicamente emesso delle fatwe, dei responsi giuridici islamici, denunciandomi, io che ero musulmano, come «nemico dell’islam», «ipocrita perché è un cristiano copto che finge di essere musulmano per danneggiare l’islam», «bugiardo e diffamatore dell’islam », legittimando in tal modo la mia condanna a morte. Mi sono chiesto come fosse possibile che chi, come me, si è battuto convintamente e strenuamente per un «islam moderato », assumendosi la responsabilità di esporsi in prima persona nella denuncia dell’estremismo e del terrorismo islamico, sia finito poi per essere condannato a morte nel nome dell’islam e sulla base di una legittimazione coranica. Ho così dovuto prendere atto che, al di là della contingenza che registra il sopravvento del fenomeno degli estremisti e del terrorismo islamico a livello mondiale, la radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento e storicamente conflittuale.

Parallelamente la Provvidenza mi ha fatto incontrare delle persone cattoliche praticanti di buona volontà che, in virtù della loro testimonianza e della loro amicizia, sono diventate man mano un punto di riferimento sul piano della certezza della verità e della solidità dei valori. A cominciare da tanti amici di Comunione e Liberazione con in testa don Juliàn Carròn; a religiosi semplici quali don Gabriele Mangiarotti, suor Maria Gloria Riva, don Carlo Maurizi e padre Yohannis Lahzi Gaid; alla riscoperta dei salesiani grazie a don Angelo Tengattini e don Maurizio Verlezza culminata in una rinnovata amicizia con il Rettore maggiore Don Pascual Chavez Villanueva; fino all’abbraccio di alti prelati di grande umanità quali il cardinale Tarcisio Bertone, monsignor Luigi Negri, Giancarlo Vecerrica, Gino Romanazzi e, soprattutto, monsignor Rino Fisichella che mi ha personalmente seguito nel percorso spirituale di accettazione della fede cristiana. Ma indubbiamente l’incontro più straordinario e significativo nella decisione di convertirmi è stato quello con il Papa Benedetto XVI, che ho ammirato e difeso da musulmano per la sua maestria nel porre il legame indissolubile tra fede e ragione come fondamento dell’autentica religione e della civiltà umana, e a cui aderisco pienamente da cristiano per ispirarmi di nuova luce nel compimento della missione che Dio mi ha riservato.

La scelta e le minacce
Caro Direttore, mi hai chiesto se io non tema per la mia vita, nella consapevolezza che la conversione al cristianesimo mi procurerà certamente un’ennesima, e ben più grave, condanna a morte per apostasia. Hai perfettamente ragione. So a cosa vado incontro ma affronterò la mia sorte a testa alta, con la schiena dritta e con la solidità interiore di chi ha la certezza della propria fede. E lo sarò ancor di più dopo il gesto storico e coraggioso del Papa che, sin dal primo istante in cui è venuto a conoscenza del mio desiderio, ha subito accettato di impartirmi di persona i sacramenti d’iniziazione al cristianesimo. Sua Santità ha lanciato un messaggio esplicito e rivoluzionario a una Chiesa che finora è stata fin troppo prudente nella conversione dei musulmani, astenendosi dal fare proselitismo nei Paesi a maggioranza islamica e tacendo sulla realtà dei convertiti nei Paesi cristiani. Per paura. La paura di non poter tutelare i convertiti di fronte alla loro condanna a morte per apostasia e la paura delle rappresaglie nei confronti dei cristiani residenti nei Paesi islamici. Ebbene oggi Benedetto XVI, con la sua testimonianza, ci dice che bisogna vincere la paura e non avere alcun timore nell’affermare la verità di Gesù anche con i musulmani.

Basta con la violenza
Dal canto mio dico che è ora di porre fine all’arbitrio e alla violenza dei musulmani che non rispettano la libertà di scelta religiosa. In Italia ci sono migliaia di convertiti all’islam che vivono serenamente la loro nuova fede. Ma ci sono anche migliaia di musulmani convertiti al cristianesimo che sono costretti a celare la loro nuova fede per paura di essere assassinati dagli estremisti islamici che si annidano tra noi. Per uno di quei «casi» che evocano la mano discreta del Signore, il mio primo articolo scritto sul Corriere il 3 settembre 2003 si intitolava «Le nuove catacombe degli islamici convertiti». Era un’inchiesta su alcuni neo-cristiani che in Italia denunciavano la loro profonda solitudine spirituale ed umana, di fronte alla latitanza delle istituzioni dello Stato che non tutelano la loro sicurezza e al silenzio della stessa Chiesa. Ebbene mi auguro che dal gesto storico del Papa e dalla mia testimonianza traggano il convincimento che è arrivato il momento di uscire dalle tenebre dalle catacombe e di affermare pubblicamente la loro volontà di essere pienamente se stessi. Se non saremo in grado qui in Italia, nella culla del cattolicesimo, a casa nostra, di garantire a tutti la piena libertà religiosa, come potremmo mai essere credibili quando denunciamo la violazione di tale libertà altrove nel mondo? Prego Dio affinché questa Pasqua speciale doni la risurrezione dello spirito a tutti i fedeli in Cristo che sono stati finora soggiogati dalla paura.

Magdi Allam
23 marzo 2008

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Omayr José de Moraes Júnior

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março 24th, 2008

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Tempora bona veniant

Papa batiza jornalista italiano que deixou Islã pela Igreja Católica

Magdi Allam era o muçulmano mais famoso da Itália.

Jornalista é um dos subdiretores do diário italiano ‘Corriere della Sera’.
O Papa Bento XVI batizou na noite de sábado (22) durante a missa da Vigília Pascal o conhecido jornalista italiano de origem egípcia Magdi Allam, muçulmano convertido ao catolicismo.

Allam, de 55 anos, que se ocupa especialmente dos temas relacionados com o Oriente Médio, é um dos subdiretores do diário italiano “Corriere della Sera”.

Na cerimônia da Vigília Pascal, Allam recebeu, junto a cinco mulheres e um homem, o sacramento do Batismo e depois a Confirmação e a Primeira Comunhão.

Todos eles seguiram um caminho de preparação espiritual e de catequese, que na tradição cristã se chama “catecumenato”.

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Omayr José de Moraes Júnior

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março 21st, 2008

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A Batalha de Ourique, segundo a Crônica dos Godos

Era de 1177 [= 1139]: A 25 de Julho na festa de S. Tiago Apóstolo, no undécimo ano do seu reinado, o mesmo rei D. Afonso travou uma grande batalha com o rei dos Sarracenos, de nome Esmar, num lugar que se chama Ourique. Efectivamente aquele rei dos Sarracenos, conhecendo a coragem e a audácia do rei D. Afonso, e vendo que ele frequentemente entrava na terra dos Sarracenos fazendo grandes depredações e vexava grandemente os seus domínios, quis; se fazê-lo pudesse, travar batalha com ele e encontrá-lo incauto e despercebido em qualquer parte. Por isso uma vez, quando o rei D. Afonso com o seu exército entrava por terra dos Sarracenos e estava no coração das suas terras, o rei sarraceno Esmar, tendo congregado grande número de Mouros de além-mar, que trouxera consigo e daqueles que moravam aquém-mar, no termo de Sevilha, de Badajoz, de Elvas, de Évora, de Beja e de todos os castelos até Santarém, veio ao encontro dele para o atacar, confiando no seu valor e no grande número do seu exército, pois mais numerosos era ainda pela presença aí das mulheres que combatiam à laia de amazonas, como depois se provou por aquelas que no fim se encontraram mortas. Como o rei D. Afonso estivesse com alguns dos seus acampado num promontório foi cercado e bloqueado de todos os lados pelos Sarracenos de manhã até à noite. Como estes quisessem atacar e invadir o acampamento dos cristãos, alguns soldados escolhidos destes investiram com eles (Sarracenos), combatendo valorosamente, expulsaram-nos do acampamento, fizeram neles grande carnificina e separaram-nos. Como o rei Esmar visse isto, isto é, o valor dos Cristãos, e porque estes estavam preparados mais para vencer ou morrer do que para fugir, ele próprio se pôs em fuga e todos os que estavam com ele, e toda aquela multidão de infiéis foi aniquilada e dispersa quer pela matança quer pela fuga. Também o rei deles fugiu vencido, tendo sido preso ali um seu sobrinho e neto do rei Ali, de nome Omar Atagor.

Com muitos homens mortos também da sua parte, D. Afonso, com a ajuda da graça de Deus, alcançou um grande triunfo dos seus inimigos, e, desde aquela ocasião, a força e a audácia dos Sarracenos enfraqueceu muitíssimo.

http://www.lusitana.org/monumenta_1139_a_batalha_de_ourique_cr_godos.htm

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Omayr José de Moraes Júnior

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março 21st, 2008

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“CONSTITUIÇÃO PARA A EUROPA”

A PROPÓSITO DO REFERENDO
SOBRE A “CONSTITUIÇÃO PARA A EUROPA”
Nota da Secretaria da Conferência Episcopal Espanhola ([1])

1. No próximo dia 20 vai ser submetido a referendo o Tratado que estabelece uma Constituição para a Europa. Como em semelhantes ocasiões anteriores, também nesta cumprem os Bispos o seu dever pastoral de oferecer um auxílio aos católicos, e à opinião pública em geral, em ordem à orientação moral do voto responsável e em consciência. A Secretaria-Geral da Conferência Episcopal, ao tornar públicas estas orientações, no cumprimento do encargo recebido da Comissão Permanente e recolhendo o resultado das suas deliberações, deseja, também, responder às muitas solicitações recebidas de diversos sectores da comunidade católica que pedem uma palavra neste sentido.

2. A Igreja aposta na Europa. A Santa Sé, os episcopados europeus e os políticos católicos e de outras confissões cristãs estiveram entre os primeiros a dar alento a um grande projecto de unificação europeia que, encerrando o triste capítulo de grandes e repetidas guerras, abrisse caminho a uma época de concórdia e de verdadeiro progresso. Os chamados “pais” da Europa comunitária foram grandes homens de Estado cristãos – entre estes, Robert Schuman, hoje a caminho dos altares. João Paulo II, na sua recente Mensagem ao Arcebispo de Santiago de Compostela por ocasião do encerramento do Ano Santo, e a pesar de certas decepções sofridas nestes últimos tempos, afirma: “continuamos a olhar com confiança” a construção, “longa e árdua”, do futuro da União Europeia. Os Bispos espanhóis somam-se à confiança do Papa e convidam os católicos a trabalhar por uma Europa cada vez mais unida e mais solidária com o mundo.

3. Perante a convocação de um referendo, importa recordar que os cidadãos deverão contar com informação suficiente para poder votar com conhecimento de causa; que a pergunta formulada deve poder ser respondida com suficiente facilidade; e que o voto não tenha outras consequências políticas diferentes das que explicitamente são submetidas à consideração dos cidadãos.

A este respeito, não são poucos os que manifestam a sua perplexidade perante a dificuldade de poder conhecer responsavelmente o conteúdo de um longo e complexo texto legal, como o do Tratado que é apresentado à consulta. A dificuldade é objectiva e o tempo é escasso. Para muitos, contudo, o referendo servirá de estímulo para que se informem melhor e se interessem pela Europa e a sua unidade. Convém também recordar que, neste caso, o referendo é apenas consultivo, isto é, o seu resultado a ninguém obriga juridicamente.

4. O conteúdo da “Constituição” apresenta elementos positivos e negativos, num quadro cuja valoração de conjunto não é fácil de precisar. Parece claro que os signatários do Tratado, ao submeterem-se ao império de um texto constitucional, favorecerão o processo de integração da União com tudo o que isso comporta: consolidação da paz entre os povos da Europa; desenvolvimento económico e social; cooperação mais eficaz contra o terrorismo e a delinquência internacional; e incremento da capacidade da União para actuar de modo concertado no mundo. Por outro lado, são proclamados com nitidez suficiente os princípios da subsidiariedade, proporcionalidade e controlo judicial. Também se reconhece, de acordo com as leis nacionais, a liberdade de criação de centros de ensino, assim como o direito dos pais à educação dos seus filhos “em conformidade com as suas convicções religiosas, filosóficas e pedagógicas”. É mencionada a religião como um dos elementos construtores da herança europeia e as Igrejas são reconhecidas como realidades sociais de valor específico, com as quais a União manterá “um diálogo aberto, transparente e regular”.

5. Há, ainda assim, elementos negativos na “Constituição”. Os Bispos desejariam ver definido sem ambiguidade um direito humano tão básico como o direito à vida. O texto constitucional não exclui a investigação letal com embriões humanos, nem o aborto, nem a eutanásia; tão-pouco exclui a clonagem de seres humanos para a experimentação e a terapia. Desejariam uma maior tutela do matrimónio e da família, assim como a definição explícita do casamento como a união estável de um homem e de uma mulher, e a protecção do direito das crianças a não serem adoptadas por uniões de outro tipo. Também desejariam um reconhecimento explícito do carácter pessoal do ser humano, aberto à Transcendência, que é a base inderrogável dos direitos fundamentais; direitos estes que não são outorgados, mas antes reconhecidos pela lei. Desejariam que a organização política da União facilitasse uma maior participação dos cidadãos. E, enfim, lamentam profundamente a omissão deliberada do Cristianismo como uma das raízes vivas da Europa e dos seus valores.

6. Os Bispos crêem que é moralmente necessário trabalhar por uma integração cada vez maior e mais justa da Europa. Mas pensam que o compromisso para com a Europa não os obriga a indicar, no exercício da sua missão pastoral, um sentido determinado do voto neste referendo. O “sim”, o “não”, o voto em branco ou a abstenção são possíveis opções legítimas. O voto em branco e a abstenção, caso não seja possível superar a perplexidade ou não se possa aceitar na sua raiz a apresentação da consulta. Em todo o caso, será necessário actuar em consciência, ponderando com cuidado os motivos pelos quais realmente se actua.

[1] Madrid, 4 de Fevereiro de 2005. [Tradução livre de Manuel M. C. Vieira da Cruz, em Março de 2005.]

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Omayr José de Moraes Júnior

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março 21st, 2008

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Sexta Feira Santa

Profecia de Isaías, sete séculos antes de Cristo.

1. Quem poderia acreditar nisso que ouvimos? A quem foi revelado o braço do Senhor?
2. Cresceu diante dele como um pobre rebento enraizado numa terra árida; não tinha graça nem beleza para atrair nossos olhares, e seu aspecto não podia seduzir-nos.
3. Era desprezado, era a escória da humanidade, homem das dores, experimentado nos sofrimentos; como aqueles, diante dos quais se cobre o rosto, era amaldiçoado e não fazíamos caso dele.
4. Em verdade, ele tomou sobre si nossas enfermidades, e carregou os nossos sofrimentos: e nós o reputávamos como um castigado, ferido por Deus e humilhado.
5. Mas ele foi castigado por nossos crimes, e esmagado por nossas iniqüidades; o castigo que nos salva pesou sobre ele; fomos curados graças às suas chagas.
6. Todos nós andávamos desgarrados como ovelhas, seguíamos cada qual nosso caminho; o Senhor fazia recair sobre ele o castigo das faltas de todos nós.
7. Foi maltratado e resignou-se; não abriu a boca, como um cordeiro que se conduz ao matadouro, e uma ovelha muda nas mãos do tosquiador. (Ele não abriu a boca.)
8. Por um iníquo julgamento foi arrebatado. Quem pensou em defender sua causa, quando foi suprimido da terra dos vivos, morto pelo pecado de meu povo?
9. Foi-lhe dada sepultura ao lado de fascínoras e ao morrer achava-se entre malfeitores, se bem que não haja cometido injustiça alguma, e em sua boca nunca tenha havido mentira.
10. Mas aprouve ao Senhor esmagá-lo pelo sofrimento; se ele oferecer sua vida em sacrifício expiatório, terá uma posteridade duradoura, prolongará seus dias, e a vontade do Senhor será por ele realizada.
11. Após suportar em sua pessoa os tormentos, alegrar-se-á de conhecê-lo até o enlevo. O Justo, meu Servo, justificará muitos homens, e tomará sobre si suas iniqüidades.
12. Eis por que lhe darei parte com os grandes, e ele dividirá a presa com os poderosos: porque ele próprio deu sua vida, e deixou-se colocar entre os criminosos, tomando sobre si os pecados de muitos homens, e intercedendo pelos culpados.

1. quis credidit auditui nostro et brachium Domini cui revelatum est
2. et ascendet sicut virgultum coram eo et sicut radix de terra sitienti non est species ei neque decor et vidimus eum et non erat aspectus et desideravimus eum
3. despectum et novissimum virorum virum dolorum et scientem infirmitatem et quasi absconditus vultus ejus et despectus unde nec reputavimus eum
4. vere languores nostros ipse tulit et dolores nostros ipse portavit et nos putavimus eum quasi leprosum et percussum a Deo et humiliatum
5. ipse autem vulneratus est propter iniquitates nostras adtritus est propter scelera nostra disciplina pacis nostræ super eum et livore ejus sanati sumus
6. omnes nos quasi oves erravimus unusquisque in viam suam declinavit et Dominus posuit in eo iniquitatem omnium nostrum
7. oblatus est quia ipse voluit et non aperuit os suum sicut ovis ad occisionem ducetur et quasi agnus coram tondente obmutescet et non aperiet os suum
8. de angustia et de judicio sublatus est generationem ejus quis enarrabit quia abscisus est de terra viventium propter scelus populi mei percussit eum
9. et dabit impios pro sepultura et divitem pro morte sua eo quod iniquitatem non fecerit neque dolus fuerit in ore ejus
10. et Dominus voluit conterere eum in infirmitate si posuerit pro peccato animam suam videbit semen longevum et voluntas Domini in manu ejus dirigetur
11. pro eo quod laboravit anima ejus videbit et saturabitur in scientia sua justificabit ipse justus servus meus multos et iniquitates eorum ipse portabit
12. ideo dispertiam ei plurimos et fortium dividet spolia pro eo quod tradidit in morte animam suam et cum sceleratis reputatus est et ipse peccatum multorum tulit et pro transgressoribus rogavit

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Omayr José de Moraes Júnior

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março 19th, 2008

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O embrião que virou Ministro, por Carlos Caetano


”Vida humana é o fenômeno que transcorre entre o nascimento e a morte cerebral”, pontificou o ilustre Ministro Ayres Brito, do STF, que, segundo reportagem do jornal Correio Braziliense de 06/03/08, é admirador do cantor nordestino Tom Zé, da cantora pop Ana Carolina, de Aristóteles e de Pontes de Miranda, os quais ele costuma citar nos julgamentos.

Posso concluir então que quando o notável Ministro se encontrava no ventre materno, mesmo pouco antes de nascer, não tinha vida humana.

E que espécie de vida tinha ele então? Seria uma vida de peixe, já que nadava com desenvoltura no líquido amniótico? Mas sendo mamífero, não podia ser peixe. Talvez um golfinho?
Não. Acho que no Nordeste, terra natal do Ministro, não existe golfinho.

Alguma forma de vida ele tinha, porque, afinal, respirava, se alimentava, crescia. A atividade cerebral não era ainda tão desenvolvida a ponto de meditar nas máximas filosófico-jurídicas de Tom Zé e Ana Carolina, mas já existia.

De que bicho seria a vida pré-natal do Ministro? Difícil responder. Sei que no Nordeste existe muito jumento, mas nem por isso diria que o Ministro levava uma vida, digamos, jumental. Isso não.

Ignoro que raio de vida tinha o Ministro enquanto embrião ou feto no útero materno. Só sei que tartaruga ele não era, porque das tartarugas é expressamente proibido manipular e destruir os ovos.

É que os embriões tartarugais têm vida tartarugal e são protegidos pelas leis ambientais. Leis que o douto Ministro certamente admite constitucionais. Pensem: embrião tartarugal tem vida tartarugal, mas embrião humano não tem vida humana. Não entenderam? Nem eu.

Como lembrou o jurista Ives Gandra no julgamento, a lei que proíbe destruir embrião de tartaruga é constitucional.
Já a lei natural que proíbe destruir embrião humano é inconstitucional. Constitucional, para o Ministro, é só a lei positiva do PT que permite manipulá-los como cobaias e destruí-los depois.

A propósito, de acordo com o mesmo Correio Braziliense, quando foi nomeado para o STF, Ayres Brito era “petista de carteirinha”. Será que ele rasgou sua carteirinha depois de tantos escândalos patrocinados pelo partido mais ético do Brasil?

Segundo a matéria do Correio, além do insuperável geneticista Tom Zé, o Ministro também costuma citar Aristóteles, o maior filósofo da antiguidade.

Mas se o Ministro estudou Aristóteles, deve saber algo sobre substância/acidente, ato/potência e causa/efeito, que são características de todos os seres criados.

Por exemplo, estar no útero ou fora dele é acidente que não modifica a substância do ser. Se a substância era humana dentro do útero, continuará sendo humana fora do útero. O lugar que o ser ocupa é só acidental e não altera sua natureza.

O ato é a realização de uma potência. Ayres Brito estava todo inteiro no ventre materno com uma vida qualquer em ato, mas tinha potência para virar ministro. Bastava crescer, estudar e ser escolhido pelo Lula. Como ninguém destruiu aquele embrião, o movimento ocorreu, a potência virou ato, o embrião virou ministro.

Agora, se um cientista maluco daquele tempo tivesse destruído aquele embrião, alegando que aquilo não era vida humana, nada disso teria ocorrido. Pois, anulada a potência, o ato fica anulado. Da mesma forma que, supressa uma causa eficiente qualquer, o efeito não se concretiza. Era assim que ensinava Aristóteles. Quem sabe Tom Zé pensa diferente…

Que maravilha para nós, então, que ninguém destruiu aquele embrião, pois agora os julgamentos do STF são abrilhantados com a sabedoria poética de cantores nordestinos de permeio com elucubrações peripatéticas.

Vejamos outros exemplos da exuberante erudição genético-filosófico-jurídica do “ministro-poeta”, como é conhecido Ayres Brito nos meios forenses.

“Não é a interrupção de uma gravidez humana. Não há mulher que engravide por controle remoto“. Ufa! Que alívio. Agora já posso mudar de canal usando o aparelhinho sem ter que responder a uma ação de paternidade.

”Ninguém afirma que a semente já é planta ou que a crisálida já é borboleta”. Não é bem assim. A semente é a planta em potência. Destrua a semente e veja se nasce a planta. Destrua a crisálida e não haverá o vôo colorido da borboleta. Destrua o embrião e não haverá ministro para o próximo julgamento. O do Supremo Tribunal, claro. Porque o do Supremo Deus virá. Às vezes demora um pouco. Mas que vem, vem.

“Uma andorinha só não faz verão”. Essa é tão inédita que confesso não ter capacidade para respondê-la à altura. Ainda bem que o próprio jornal se encarregou de explicar sua hermenêutica profunda. E a explicação do Correio é que “o zigoto do embrião congelado ainda não forma, sozinho, um ser humano porque falta estar no útero. ‘O zigoto sozinho não caminha no sentido da hominização’”.

Ah, entendi. Uma andorinha precisa de outras para fazer verão assim como o zigoto precisa de condições adequadas para sobreviver. E a primeira condição é estar acoplado ao útero materno. Quem não tem meios de se desenvolver sozinho não merece a proteção do Estado.

Então, se eu encontrar um recém-nascido abandonado (coisa comum nesses tempos neopagãos), vendo que ele não pode se desenvolver sozinho naquelas condições, concluo que posso manipulá-lo como cobaia e depois destruí-lo. E se a polícia vier me estorvar eu respondo: “Alto lá, seu polícia, uma andorinha só não faz verão”.

Ao dizer o absurdo destacado na primeira frase, o ministro antecipa que para ele o aborto não é crime. Pois o aborto só está no Código Penal – no capítulo dos crimes contra a vida, diga-se de passagem – porque até então se acreditava que o produto da concepção era a vida humana em fase uterina, coisa que o direito e o bom senso mandam proteger.

De hoje em diante aconselho as mulheres grávidas a dizerem, em caso de perigo, que o que trazem no ventre não é o próprio filho, mas ovos de tartaruga.

Brasília, 07 de março de 2008.

Carlos Caetano é o resultado de um embrião egoísta que, graças a Deus, não foi transformado em célula-tronco capaz de curar todas as doenças e resolver todos os problemas da Medicina.

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Omayr José de Moraes Júnior

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março 17th, 2008

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Documento da absolvição de Jacques de Molay (Arquivos do Vaticano)

Formato original de un único pergamino de grandes dimensiones (700 x 580 mm.), originariamente con sellos pendientes de los tres legados apostólicos que formaban la Comisión especial apostólica ad inquirendum nombrada por Clemente V: Bérenguer Frédol, cardenal sacerdote del título de los santos Nereo y Achilleo y sobrino del papa, Étienne de Suisy, cardenal sacerdote de San Ciriaco in Thermis, y Landolfo Brancacci, cardenal diácono de San Angelo. Su estado de conservación es discreto, aunque tiene vistosas manchas violáceas debidas al ataque de las bacterias. El original estaba acompañado de una copia simple contemporánea que todavía se conserva en el Archivo Secreto Vaticano con la signatura Archivum Arcis, Armarium D 218.
ASV, Archivum Arcis, Arm. D 217

EL documento contiene la absolución impartida por Clemente V al último Gran Maestro del Templo, el fraile Jacques de Molay, y a los demás jefes de la Orden después de que estos últimos hicieran acto de penitencia y solicitaran el perdón de la Iglesia; tras la abjuración formal, obligatoria para todos aquellos sobre los que recayera la sospecha de herejía, los miembros del Estado Mayor templario son reintegrados en la comunión católica y readmitidos para recibir los sacramentos. Perteneciente a la primera fase del juicio contra los Templarios, cuando Clemente V todavía estaba convencido de poder garantizar la supervivencia de la orden religiosa y militar, el documento responde a la necesidad apostólica de eliminar de entre los frailes guerreros la infamia de la excomunión en la que se habían enredado solos al admitir que habían renegado de Jesucristo bajo las torturas del inquisidor francés. Como confirman distintas fuentes de la época, el papa comprobó que entre los templarios se habían insinuado graves formas de malas costumbres y planificó una reforma radical de la orden para después fundirla en una única institución con otra gran orden religiosa-militar, la de los Hospitalarios. El acto de Chinon, supuesto necesario para la reforma, sin embargo, se quedó en papel mojado. La monarquía francesa reaccionó poniendo en marcha un verdadero mecanismo de chantaje que obligará seguidamente a Clemente V a dar un paso definitivo durante el concilio de Vienne (1312): al no poder oponerse a la voluntad de Felipe IV el Hermoso, rey de Francia, que imponía la eliminación de los Templarios, el papa, una vez escuchado el dictamen de los padres conciliares, decidió suprimir la orden «con norma irreformable y perpetua» (bula Vox in excelso, 22 de marzo de 1312). Clemente V especifica, sin embargo, que esta sufrida decisión no constituye un acto de condena por herejía, al cual no se habría podido llegar sobre la base de las distintas investigaciones realizadas en los años anteriores al concilio. Para pronunciar una sentencia definitiva, por tanto, habría sido necesario un proceso regular que contemplara entre otras cosas la exposición de los argumentos de la defensa por parte de la orden. Pero el escándalo suscitado por las infamantes acusaciones dirigidas a los Templarios (herejía, idolatría, homosexualidad y prácticas obscenas) habría disuadido a cualquiera, según el pontífice, de llevar la vestimenta templaria y, por otra parte, una dilación en la decisión sobre tales cuestiones habría producido la dilapidación de ingentes riquezas ofrecidas por los cristianos a la orden, encargada de correr en ayuda de la Tierra Santa para combatir a los enemigos de la fe. La atenta consideración de estos peligros, junto con las presiones por parte francesa, convencieron al papa a suprimir la Orden de los Caballeros del Templo, al igual que en el pasado, y por motivaciones menores, había sucedido a órdenes religiosas de importancia mucho más relevante.

Fonte: http://asv.vatican.va/es/doc/1308.htm

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Omayr José de Moraes Júnior

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março 7th, 2008

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Sobre gatos

Uma das mais incompreendidas características da vida egípcia é a veneração dos gatos, cujos corpos mumificados têm sido encontrados aos milhares. Minha teoria é que o gato foi o modelo da singular síntese de princípios do Egito. O gato moderno, o último animal domesticado pelo homem, descende do Felis lybica, um gato selvagem do Norte da África. Os gatos são errantes e misteriosas criaturas da noite. Crueldade e brincadeira são a mesma coisa para eles. Vivem do e para o medo, treinando assustar-se e assustar os humanos com súbitas correrias e emboscadas. Os gatos habitam o oculto, isto é, o “escondido”. Na Idade Média, eram caçados e mortos por suas ligações com as bruxas. Injusto? Mas o gato realmente está ligado à natureza ctônica*, mortal inimiga do cristianismo. O gato preto do Dia das Bruxas é a sombra que ficou da noite arcaica. Dormindo até vinte de cada 24 horas, os gatos reconstroem e habitam o primitivo mundo noturno. O gato é telepata – ou pelo menos acha que é. muitas pessoas se amedrontam com seu olhar frio. Comparados com os cães, servilmente ávidos por agradar, os gatos são autocratas de evidente interesse próprio. São ao mesmo tempo amorais e imorais, violando regras conscientemente. Seu “mau” olhar nessas horas não é nenhuma projeção humana: o gato talvez seja o único animal que saboreia o perverso ou reflete a respeito.Assim, o gato é um adepto dos mistérios ctônicos. Mas tem uma dualidade hierática. Tem olhar intensivo. O gato fundo o olho de Górgona do apetite com o distanciado olho apolíneo da contemplação. Valoriza a invisibilidade, imaginando-se comicamente indetectável quando atravessa um gramado com passo malandro. Mas também adora ver e e ser visto; é um espectador do drama da vida, divertido, condescendente. É um narcisista, sempre ajeitando a própria aparência. Quando está assanhado, seu ânimo cai. Os gatos têm um senso de composição pictórica: colocam-se simetricamente em cadeiras, tapetes, até mesmo numa folha de papel no chão. Aderem a uma métrica apolínea de espaço matemático. Altivos, solitários, precisos, são árbitros da elegância – esse princípio que considero nativamente egípcio.

Os gatos são poseurs. Têm um senso de persona – e ficam visivelmente vexados quando a realidade perfura sua dignidade. Os macacos são mais humanos, mas menos bonitos. Agachando-se, tagarelando, batendo no peito, mostrando o traseiro, os macacos são convencidos vulgares que assomam na estrada evolucionária. As sofisticadas personas dos gatos são sinais de avançada teatralidade. Sacerdote e deus de seu próprio culto, o gato segue um código de pureza ritual, limpando-se religiosamente. Faz sacrifícios pagãos a si mesmo e pode partilhar suas cerimônias com os eleitos. O dia do dono de um gato muitas vezes começa com um belo monte de entranhas ou pernas trituradas de camundongo na varanda – lembretes darwinianos. O gato é o habitante menos cristão do lar médio.

No Egito, o gato; na Grécia, o cavalo. Os gregos não ligavam para os gatos. Admiravam o cavalo e usavam-no constantemente na arte e na metáfora. O cavalo é um atleta, altivo mas serviçal. Aceita cidadania num sistema público. O gato é a lei em si. Jamais perde seu ar despótico de luxo e indolência orientais. Era feminino demais para os gregos, amantes do masculino. Falei da invenção egípcia da feminilidade, uma estética de prática social distanciada da brutal maquinaria feminina da natureza. As roupas da egípcia aristocrática, uma perfeita túnica de linho transparente pregueado, eram macias, lisas, fluidas. Macia é a sorrateiricie noturna dos gatos. Os egípcios admiravam o aspecto liso, nédio, nos mastins, chacais e gaviões. O nédio é o liso contorno apolíneo. Mas a maciez é a arte sinuosa das trevas daimônicas, que o gato traz para o dia.

Os gatos têm pensamentos secretos, uma consciência dividida. Nenhum outro animal é capaz de ambivalência, essas ambíguas correntes contraditórias de sentimentos, como quando um gato ronronante enterra ao mesmo tempo os dentes como advertência, no braço de alguém. O drama interior de um gato ocioso é telegrafado pelas orelhas, que giram para um farfalhar distante enquanto ele repousa os olhos com falsa adoração nos nossos, e depois, pela cauda, que bate ameaçadora mesmo quando ele cochila. Às vezes, o gato finge não ter qualquer relação com a própria cauda, à qual ataca esquizofrenicamente. A cauda a contorcer-se e a bater é o barômetro ctônico do mundo apolíneo do gato. é a serpente no jardim, trombando e triturando com maliciosa antecipação. A ambivalente dualidade do gato é dramatizada nas suas erráticas mudanças de humor, saltos abruptos do torpor à mania, com os quais contém nossa presunção: “Não chegue mais perto. Nunca se sabe”.

Assim, a veneração dos egípcios pelos gatos não era nem tola nem infantil. Por meio do gato, o Egito definiu e refinou sua complexa estética. O gato era o símbolo daquela fusão de ctônio e apolíneo que nenhuma outra cultura conseguiu. A linha pagã de olho intenso do Ocidente começa no Egito, como acontece com a dura persona da arte e da política. Os gatos são exemplares de ambos. O crocodilo, também cultuado no Egito, assemelha-se ao gato em sua passagem diária entre dois reinos: movendo-se entre água e terra, o rugoso crocodilo é o ego blindado do ocidente, sinistro, hostil e sempre em guarda. O gato é um viajante do tempo do antigo Egito. Retorna sempre que a feitiçaria ou o estilo estão na moda. No esteticismo decadente de Poe e Baudelaire, ele readquire seu prestígio e magnitude de esfinge. Com seu gosto pelo ritual e o espetáculo sangrento, conspiração e exibicionismo, é pura pompa pagã. Unindo primitivismo noturno a elegância de linha apolínea, tornou-se o paradigma vivo da sensibilidade egípcia. O gato, fixando sua rápida energia predatória em poses de stasis apolínea, foi o primeiro a encenar o imobilizado momento de quietude conceitual que é a grande arte.

* ctônico: relativo a ctonos a deusa terra; dionisíaco.

Camille Paglia, Personas, Companhia das letras, 1994

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Omayr José de Moraes Júnior

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março 4th, 2008

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Portugal mUderno

As escolas Básicas e Secundárias vão deixar de ter santos ou santas na denominação oficial. A indicação partiu do Ministério da Educação, no âmbito da aplicação do Decreto de Lei n.º 299/2007, da Lei de Bases do Sistema Educativo.

O Decreto, de 22 de Agosto, define as normas aplicáveis à denominação dos estabelecimentos de educação ou de ensino públicos não superiores, acabando com as tradicionais EB 1 ou EB 2,3 e passando a existir apenas escolas Básicas e Secundárias.

Quanto ao nome, o decreto diz que “deve criar-se designações com que as comunidades educativas se identifiquem e que sejam facilitadoras da elaboração de cartas educativas, tratamento estatístico e da aplicação das novas tecnologias”.

Fala também o decreto da faculdade de a escola poder incluir o nome de um patrono, que deve ser “uma personalidade de reconhecido valor, que se tenha distinguido na região no âmbito da cultura, da ciência ou educação, podendo ainda ser alusivas à memória da expansão portuguesa, à antiga toponímia ou a características geográficas ou históricas do local onde se situam os estabelecimentos de ensino”.

Assim, para redenominar as escolas públicas o Ministério entendeu encarregar da escolha as assembleias de escola, dando entretanto a indicação aos órgãos directivos de que devem ser evitadas alusões religiosas, como nomes de santos ou santas. Esta ordem gerou alguma polémica em agrupamentos do distrito de Braga, com várias pessoas a recusarem o riscar do nome da terra.

Ora esta situação vem causar grandes dificuldades, nomeadamente ao nível das antigas escolas primárias, agora escolas Básicas, cujo nome era, por norma, o mesmo da freguesia.

Tendo em conta o caso de Lisboa, por exemplo, em que 31 das 53 freguesias têm nomes católicos – como Santa Justa, Santa Engrácia, S. Francisco Xavier ou Nossa Senhora de Fátima – prevê-se que a tarefa não seja nada fácil.

Refira-se que mais de trinta por cento das freguesias portuguesas tem nome de santos ou santas.

ESCOLAS RETIRARAM CRUCIFIXOS

O Ministério da Educação enviou em Novembro de 2005 ofícios às escolas onde existiam crucifixos nas salas de aula, ordenando a remoção desses símbolos religiosos, no âmbito de uma operação iniciada em Maio que surge na sequência de uma exposição da Associação Cívica República e Laicidade. O Governo defendeu a medida alegando que esta é uma decisão assumida com o “respeito pela diferença”. Em Junho último, a mesma associação solicitou também ao Ministério da Saúde a adopção de igual medida nos hospitais públicos. A Igreja Católica contestou a posição da associação. Carlos Azevedo, bispo auxiliar de Lisboa e então porta-voz da Conferência Episcopal, lamentou que haja “instituições tão antiquadas”. “É preciso perceber que a sociedade portuguesa não é laica”, disse.

“ESTÁ EM CAUSA A NOSSA CULTURA”

Para o presidente da Conferência Episcopal Portuguesa (CEP) trata-se de “mais um passo numa escalada laicista sem sentido, que já se iniciou há uns tempos”. “A ser verdade essa intenção, estamos perante um caso de inaceitável fundamentalismo”, disse D. Jorge Ortiga, considerando que “está em causa a nossa cultura”. Referindo que não gosta de comentar as situações sem estar devidamente fundamentado, o arcebispo de Braga lamentou, no entanto, que “todos os dias se assista a esta tentativa de cavalgada laicista, contra os valores mais profundos da maioria da população”.

Questionado sobre a eventual retirada de todas as figuras religiosas da heráldica nacional, nomeadamente das bandeiras de municípios e freguesias, D. Jorge Ortiga disse não querer acreditar que tal possa acontecer. “Espero que tudo isto não passe do mundo das intenções e que, na hora da verdade, o bom senso prevaleça”, disse.

SAIBA MAIS

7272 escolas de ensino Primário existentes em Janeiro de 2007. Destas, 3064 tinham menos de vinte alunos. Escolas dos 2.º e 3.º ciclos e Secundário eram na mesma data 1229.

24 freguesias de Lisboa possuem nomes de santos como Santiago ou Santa Maria de Belém. Sete outras, como Anjos, possuem nomes ligados ao Cristianismo.

PROCISSÕES

É prática nas festas concelhias os autarcas (representantes do Estado laico) integrarem a procissão do santo padroeiro, atrás do pálio.

FERIADOS

Dos 15 feriados celebrados, oito são religiosos. Sete são de expressão nacional. Nos Santos Populares cada concelho celebra um de três santos.

FORÇAS ARMADAS

Equiparado a general de duas estrelas, a estrutura militar tem a figura do Vigário Castrense, bispo das Forças Armadas e das Forças de Segurança.

FONTE: http://www.correiomanha.pt/noticia.asp?id=271922&idCanal=10&currPos=20